29/02/2004
Per questo update penso proprio che andrò off topic, ma non me ne frega molto, ho da dire cose che ritengo importanti anche se non c'entrano con il titolo che ho scelto. Sono inciampato, ahimè, in qualcuno che ha una straordinaria capacità di nascondersi e mimetizzarsi, per poi addentare di scatto al momento giusto. Avete presente le murene? Ecco, ho conosciuto una murena trapiantata sulla terraferma. Questa persona ha una magnifica facciata di umiltà e discrezione, condita da un venefico aroma di arte in cui ama crogiolarsi, sfoggiando capacità di espressione musicale e pittorica fuori dal comune. Chi non si sentirebbe attratto da un tale temperamento artistico? Conscio di tutto ciò questa persona ha atteso paziente al centro della ragnatela, finchè finalmente non ci siamo messi a parlare di cose che non fossero ricariche del telefono o temperature stagionali. Al che è emerso tutto quello che doveva emergere: dichiarandosi coscientemente egocentrico il novello Arachne si è profuso in un encomio della captatio benevolentiae che quotidianamente esercita, smascherando quello che sembrava talento e rivelandone la vera natura: un esercizio maniacale radicato da anni, finalizzato unicamente ad ottenere dei riconoscimenti da questo mediocre resto del mondo, per poter asserire di essere al di sopra di tutti. Ma fino a qua tutto sarebbe lecito, ognuno fa un po' quel cavolo che gli pare con il suo tempo e la sua vita. Il fatto è che l'onda d'urto che si era appena scatenata ha travolto anche l'ignaro sottoscritto, in quel momento particolarmente vulnerabile alle parole del suo esemplare interlocutore. Tutto quello che era appena emerso mi è piombato addosso, in un rapido, parabolico degenerare del mio stato mentale, per sentirmi dire grauitamente, senza colpo aver inferto, che alla fine che il vivere la mia vita cercando le risposte agli interrogativi che tutti si pongono faceva di me una persona mediocre, un atomo liquefatto nell'universo, un niente. E pensate, ho anche ottenuto un celeste spronamento elargito dall'alto: "pensare non serve, ti devi svegliare, non sarai mai nessuno se continuerai a farti queste domande che tutti si fanno", seguito dall'altrettanto incoraggiante ammonimento di aver perso ormai troppo tempo senza aver sviluppato nessuna abilità particolare, come a dire che tutto quello che devo fare è semplicemente tornare indietro nel tempo a quando avevo tre anni e cominciare magari a saltare tutto il giorno, così quando sarò arrivato a diciott'anni tutti mi diranno "cazzo, ma quanto salti alto" e io sarò una persona felice a cui del saltare non è mai fregato nulla, ma almeno mi avranno elogiato. Ma se a sto stronzo gli venisse una paralisi alle mani cosa farebbe, si ammazzerebbe? Ad ogni modo finito questo discorso mi sono ritrovato ad essere stato toccato sul vivo dalla persona a cui in quel momento ero più vulnerabile in assoluto, persona che stava già uscendo dalla casa in cui ci trovavamo praticamente per caso. Al che di colpo mi sono ritrovato in maglietta nera senza maniche, truccato da Brandon Lee nel film Il Corvo, in una casa che non conoscevo, in mezzo a persone che non conoscevo, due gradi sotto zero e la gente che ti ride intorno, conscio di essere stato colpito senza motivo da una persona che conoscevo appena, (perchè alla fine è vero che io non mi sento realizzato, ma a questo punto lui lo è davvero?) e di essere di nuovo davanti a me stesso, l'ennesimo reset. Sapevo che stavo piombando di nuovo nelle braccia aperte della mia ombra, della mia noia. Una volta finita la disperazione e il rancore che di lì a poco sarebbe nato per questa pugnalata gratuita, sfogato come potevo per via telematica, sotto i miei piedi la lastra di madreperla delle illusioni "noiagene" si sarebbe aperta di nuovo.
22/02/2004
Com'è noto per definire qualcosa bisogna tracciarne i limiti, e tracciare i limiti di qualcosa vuol dire differenziare quel qualcosa da tutto quello che non è quello che stiamo esaminando. Tracciare i limiti della noia significa dire che non è emozione, è apatia netta. E questo porta a delle conseguenze notevoli,quali l'amplificazione smisurata di qualunque tipo di emozione riesca a superare la cortina d'indifferenza in cui siamo avvolti. Non essendo abituati alle emozioni, quando finalmente siamo accidentalmente in collisione con una di esse, di qualunque tipo sia, questa emozione ci sembra smisurata, e non sappiamo come gestirla, nè domarla, nè riuscire a capire cosa ci sta succedendo, salvo poi pentirci amaramente di esistere non appena ripiombiamo nella nostra vecchia fedele compagna di vita. Tutto sommato, nella destrutturazione di tutto di cui la noia è fatta, essa conferisce proprio per questo una lucidità fuori dal comune. Intellettualismo uccide piacere. Il cadavere del piacere genera rielaborazione, analisi e riflessione. Ma è nato prima l'uovo o la gallina, a questo punto? Difficile dirlo, di certo è che la portata di questo processo cresce esponenzialmente con il passare del tempo. Sempre più esperienza, sempre più riflessione, sempre più vivere le cose rendendosi conto di cosa sono e quindi percependole come se fossero in provetta. Alcune religioni animistiche sostengono che conoscere il vero nome di qualcosa conferisca possesso e controllo sopra quella cosa, animale o essere che sia. Io sostengo che conoscere veramente le cose è il modo migliore di derubarsi di esse, a questo punto. E che palle, scusate! O si va in giro bendati o ti cavano gli occhi appena ti togli la benda. Che mondo...
15/02/2004
Oggi ho avuto l'ennesima conferma del fatto che la gente ha bisogno di quel senso di varietà e distrazione dalla monotonia del reale di cui ho scritto nell'ultimo update. Mi ha fatto riflettere su ciò il modo in cui un telegiornale dell'ora di pranzo ha disperatamente tentato di procacciarsi audience sfruttando la notizia della morte di Marco Pantani. Quattro servizi dedicati al fatto, più una ghiotta promessa di ulteriori approfondimenti. In tutto il mescolone spiccavano le appassionate descrizioni della fredda notte di febbraio in cui si è spento il suddetto, la meticolosa presentazione della reazione della madre, ricostruzione condensata della di lui carriera sportiva, lettura ripetuta di messaggi dei fan, interviste ai conoscenti e considerazioni conclusive vuote come una pallina dell'albero di natale e altrettanto infiocchettate. E se questo serve a far audience vuol dire che alla gente questa spettacolarizzazione piace. La gente (per gente intendo "gli ascoltatori", "gente" è un concetto che non ha significato proprio) ha quindi bisogno di qualche cosa che riesca a perforare quell'involucro di indifferenza e staticità da cui ogni individuo è circondato, quasi che la vita normale, senza ingigantimenti e spettacolarizzazioni, non ci riesca. E io questo guscio lo chiamo noia.
10/02/2004
Un altro bell'aggiornamento ci sta bene oggi. Oggi sono stato trasportato in quel di Parma, assieme ai miei coetanei di tutte le sezioni della mia amena scuoletta (il cui edificio ha delle strane somiglianze con un ospedale blindato) causa orientamento per il nostro futuro di alunni. La cosa ha avuto il sapore della tipica gita della scolaresca elementare al paesino vicino, con tanto di pullman, la cui vista immancabilmente manda in un segreto deliquio quasi tutti. Il che si traduce in un inaspettato buonumore da parte di tutto il circondario. E io no, che cavolo, è solo un pullman. Difatti ho esercitato la mia usuale lupaggine standomene quanto più potevo in disparte, in compagnia (o meglio al capezzale, visto il funzionamento) del mio lettore cd. Certo il concetto di stare in disparte è relativo, nel raggio di due metri avevo comunque altre nove, rumorose, sghignazzanti persone. Tra i pensieri di giornate come questa sono sempre cruciali quelli del ritorno. Il ritorno dagli scorrazzamenti in pullman è sempre una specie di giudizio universale. E' il momento in cui se sei alle elementari cala su ogni capo la Dextera Dei di una pazzia ridens forsennata che si conclude solo con l'approdo alla città che riconosci. Se sei alle medie sei impigliato in un reticolo di sguardi che gravita verso la coppietta più epicureamente disinibita della cricca, che sta frattanto sperimentando le più moderne tecniche di tessitura linguale. Se sei in seconda superiore tu e un tuo buon amico vi mettete a chiacchierare con due compagne di classe, mercanteggiando confidenze. Se invece sei in quinta superiore ti può anche venire voglia di startene in disparte a pensare. E se sei un ragazzo annoiato con i capelli lunghi e riccioli ti metti a valutare come al solito i meccanismi in base a cui agiscono le persone. E si dà il caso che tu abbia trovato particolarmente interessante quell'euforia automatica che è spuntata ad inizio mattina. Quindi, interrogandoti sulla causa di ciò, deduci le seguenti cose. La gente ha bisogno di avventura. Ed è una conclusione che può sembrare scontata, ma è la più calzante per spiegare tutto quello che vedo. Conosco una persona che immagina di essere perseguitata da persone con cui ha litigato, un'altra che (come me) si augura non di trovare l'amore, ma anche solo di innamorarsi, un'altra che (anche in questo caso mi chiamo in causa) ingigantisce determinati aspetti angosciosi della vita scolastica, e potrei andare avanti per ore, nessuno è esente dall'autocomplicarsi consapevolmente la vita. Quante volte ciascuno di noi si è sentito dire "ma che senso ha continuare a porti questo problema?" "perchè non te ne freghi?". Eppure sembra che ci sia qualcosa insito nell'animo umano che, in mancanza di una seria minaccia alla sua integrità, lo porta ad ingigantire determinati problemi minori, quando non a crearli dal nulla. E' come se avessimo bisogno costantemente di un nemico, di un canale in cui far scorrere i nostri sforzi, di un campo di battaglia. E se non c'è lo generiamo noi. E' paradossale ammetterlo, ma non riusciamo ad accettare il benessere che ci siamo creati. E questo è un'altro degli aspetti di quella che io chiamo noia.
08/02/2004
Visto che tanto devo prendere dimestichezza con questo meccanismo infernale e nondimeno intrigante del blog tanto vale fare un'altra post. Anzitutto tutta questa noia andrebbe inquadrata bene. Posso dire con tranquillità che la mia noia è assimilabile a quella delineata da Leopardi o da Moravia: è una tensione dell'io all'infinito, con conseguente insufficienza e smaterializzazione delle cose che mi circondano, che inevitabilmente perdono di senso e vengono svuotate di significato. E' come se tutto il mondo fosse composto da ingranaggi magnificamente programmati, una sorta di immenso ticchettante orologio, per riprendere una metafora di Descartes (al secolo italiano Cartesio), in cui ogni parte è in sinergia e sintonia perfetta con le altre, ogni ruota è causa e conseguenza di un'armonia perfetta. E quasi con orrore in certi momenti mi rendo conto di non avere niente a che fare con tale perfezione, è come se io fossi una rotella quadrata o triangolare o falciforme in mezzo a tutte le altre tonde. Non giro, sono vittima dello sforzo che mi sta intorno e al contempo sforzo ciò che mi circonda. Questa delirante metafora per dire in che modo destrutturato io percepisca la realtà, la società, tutto quello che mi circonda e dal quale non so come sono stato scheggiato fuori. Mi sento un osservatore, condannato ad una lucidità che mi tiene incatenato al ragionamento. E siccome dio non gioca a dadi ma ama molto le bambole e la satira, non riesco nemmeno ad ubriacarmi, malgrado in buona parte delle mie serate gli sforzi direzionati a ciò siano stati notevoli. Lo stesso vale riguardo ai tentativi perpetrati a base di un noto componente della flora dei climi più caldi e umidi. La stessa condizione da anni e anni.
08/02/2004
La prima post del mio blog..fino a pochi giorni fa non mi sarebbe nemmeno passato per la testa di aprire un blog, malgrado io tenga comunque un diario delle mie giornate. E' assurdo, perchè già lo scrivere sapendo che qualcuno forse leggerà queste cose mi sta portando ad alterarne la forma. Tenterò comunque di trattenere un margine di lucidità. Ho deciso di impostare questo blog intorno al concetto di noia in seguito (dopo la bellezza di un'oretta) alla rivelazione della centralità di questa condizione nei miei ultimi anni di vita. Spero che nessuno che conosco legga questa pagina perchè potrei essere tacciato a ragione di avere rivelazioni simili praticamente ogni mese... Oggi ho spedito una mail ad una persona a cui tengo molto, una persona molto simile a me per certi versi,una persona con cui condivido molti interrogativi. Forse se la trascrivessi qui farebbe audience. In fondo alla gente piace curiosare nelle vite altrui, specialmente in quelle zone che di norma sono probite, vedi i pensieri. In fondo a questo principio sono ispirati due recenti spot televisivi, quello di una birra e quello di una merendina che ha il coraggio di definirsi salutare e ipocalorica, tanto che dopo aver visto lo spot ti viene quasi naturale pensare che per dimagrire forse dovresti cominciare a mangiare anche quella. D'altronde, se smettere di fumare riduce il rischio del cancro, come figura cubitalmente stampato su molti pacchetti di sigarette, bisognerebbe smettere di fumare almeno una decina di volte al giorno per stare tranquilli. Ma spazio alla mail (la quale è stata mutilata dei nomi propri per amore di non so cosa, visto che non penso che quelle due persone verranno a leggere questa pagina)
"Siamo sempre allo stesso punto, in ogni caso nessuno di noi due riesce mai ad uscire dal circolo in cui si ritrova...eppure io sono sempre convinto che un modo ci sia. Alla fine l'ipotesi che valutiamo sempre è quella di trovare persone nuove..ma più passa il tempo e più mi rendo conto, empiricamente, che le persone nuove non saranno mai quelle che vogliamo noi. Quando io penso a questo mito delle persone nuove, vado sempre a pensare in modo svincolato da quello che è il mondo. Che cosa ci offre il mondo? Ci offre quello che conosciamo già. Questa è una delle considerazioni più devastanti a cui sono giunto di recente. A questo punto non lo so cosa mai potrà succedere. E non siamo nemmeno nelle condizioni di cercare di creare noi quello che non c'è. Come faremmo? A queste domande io di risposte non ne ho. Credo che l'unico sedativo possibile, pur non rappresentando una soluzione, sia un autoannichilimento, l'unica cosa da fare è ipnotizzarci e convincerci che c'è del bello anche nella vita che viviamo già. Forse qualcosa cambierà con l'università. Anzi, che quello rappresenti un cambiamento è una cosa certa, solo che per istinto non me la sento di giocarci sopra le mie speranze. Non ha senso logico questa cosa, perchè so con certezza che è una vita totalmente diversa, però ho quell'angoscia minuscola e velenosa che mi possa deludere anche quello. A riprova che siamo sempre punto e a capo mi sono acceso la musica, alla fine vado sempre a parare su questo tipo di sedativi. O ascolto musica, o mi angoscio per la scuola (è un sedativo anche questo), o mi faccio mettere i piedi in testa dalla [X]. Alla fine sono convinto del fatto che sia un sedativo anche lei. Che sia stata un sedativo. Oppure qualche film carino quando capita, come ieri. Ma questa è una cosa che succede già di meno. Oppure chatto, mi illudo di qualcosa in chat, e poi cozzo contro alla realtà. Un altra conclusione a cui sono arrivato: perchè mi sono comportato così con [Y]? A questo punto la soluzione è chiara, anche se non è facile ammetterlo: per noia. Certo, non è stata una cosa consapevole, ma il motivo è stato quello. Ho pompato le mie illusioni all'inverosimile, e alla fine sono esplose. Stiamo sperimentando appieno la condizione di leopardi, e sono convinto che anche Wilde sia partito da queste basi. Forse oggi vado a correre, per ritornare al discorso sedativi. Io sono in un periodo strano, mi sembra di starmi adattando, o metabolizzando, o trovando un compromesso. Non mi chiedere da dove arrivi ciò, e non mi chiedere se questa sia solo un'illusione che mi sto facendo io. Come al solito non so niente."
Per ora chiudo qua, ora forse vado davvero a correre, anche se dovrei studiare.