21/03/2004

Ormai l'attinenza di quello che scrivo al titolo del blog può considerarsi un ricordo lontano. Ragione questa per cui ho aspettato così tanto prima di fare un update. Ad ogni modo the show must go on, quindi qualcosa ho intenzione di buttare giù. Sono reduce fresco fresco (saranno due o tre minuti) dalla lettura di alcune pagine sulle patologie psicologiche più comuni (e, diciamolo, "gettonate" da questa gioventù che vuole solo parlare di psicologia), e mi sono identificato in almeno tre o quattro di esse, tra cui il disturbo da ansia generalizzata e il ramo di fobia sociale dell'agorafobia. Ma la conclusione più ironica che ne ho tratto è che tirando le somme la maggior parte di questi disturbi deriva da un'eccesso metacognitivo dell'individuo o da una sua alterazione. Ansiosi di capire come siamo e come appariamo o possiamo essere percepiti. L'esatta motivazione che mi ha spinto a leggere quelle pagine. Touché. Nel frattempo domani me ne parto per una settimana di gita scolastica dell'ultimo anno, quelle in cui ci si affeziona a persone ignorate per cinque anni: appena in tempo per poter stare abbastanza male per la separazione prossima ventura che ci interesserà. Mi sono posto il problema vitale di portarmi appresso qualche strumento di documentazione (o pietrificazione, per dirla come Kierkegaard) di tutte le cose straordinarie che vedrò nelle camere dell'albergo. Di fatto devo ripiegare su una stupida fotocamera a pedali dalla risoluzione di tre pixel per quattro, ma meglio che niente lo è. In fondo le foto, come ogni tipo di pietrificazione, servono solo per rievocare il momento e le sensazioni. Preso da questo spirito rievocativo oggi ho rovistato nelle cartelle di foto fatte in passato. E' stato straordinario, perchè per ogni foto che mi passava davanti venivo sommerso da tutto quello che nella foto, per un motivo o per l'altro, mancava. E quindi ricordavo il rumore, la consistenza dell'aria, il perchè, il come stessi in equilibrio sui sassi della spiaggia, i discorsi, e come quel momento, quando ho scattato, fosse un presente e non una foto. E così mi sono mosso tra foto, filmati, e-mail mandate e ricevute e pagine di diario, accorciando e allungando il tempo di più di tre anni. Ma c'è stato dell'altro oltre a quello? Che fine ha fatto l'altro tempo, quello vuoto, quello che non è occupato da nessun ricordo? C'è qualche prova che sia passato e esistito davvero? Io sostengo di no. In questo senso non ho diciott'anni e nove mesi, ne ho si e no uno di annetto. E non so se lamentarmi o meno di ciò. Ci sono miei coetanei che sotto questo punto di vista hanno solo qualche giorno. O se rigiriamo la questione ci sono dei miei coetanei che anagraficamente hanno il doppio dei miei anni. In questo senso l'Alzheimer è l'elisir della giovinezza. Curiosa associazione. Ma no, in un certo senso torna. "Povera donna,ha l'Alzheimer!" Ma povera donna un par di ciufoli, povero chi le sta intorno semmai, ma non certo lei! Ma più che per l'Alzheimer questo discorso è valido per quelle che normalmente vengono definite le menomazioni mentali più comuni. Ma ora non ho voglia di solcare le acque dell'etica comune, per cui lascio il discorso in sospeso e per oggi chiudo qua, la valigia sulla sedia mi sta guardando come il serpente biblico sull'albero. Attendo domani.

postato da: Neith alle ore 22:21 | Permalink | commenti
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