25/04/2004
E' straordinario come la morale cristiana rifletta nella sua assurdità la vita reale. Si fa più festa in cielo per un peccatore che si pente che non per cento santi che non hanno mai peccato, lo sapevate? Se non lo sapevate, o se pur sapendolo avevate deciso di rimanere dalla parte dei cento senza faccia, beh allora datevi una mossa e cominciate a darvi alla perdizione, perchè se non lo farete nessuno si accorgerà di voi. Non solo, se alla fine vi pentirete sarete la causa di una festa che altrimenti non avrebbe avuto luogo. Peccate, pentitevi e vi ritroverete a fare i DJ con le sfere celesti al posto dei piatti. Ma, nel caso non abbiate voglia di aspettare, state tranquilli, vi garantisco che anche all'interno della vita terrena funzionano così le cose. Oh se ve lo garantisco...
19/04/2004
Il libero arbitrio, un'idea tanto vuota quanto affascinante. Intendiamoci: non intendo calarmi in un'ottica deterministica, non sia mai. Ma il problema secondo me è più vicino di quello che sembra: che differenza c'è tra avere il libero arbitrio e pensare di averlo? Che differenza c'è tra pensare di essere liberi e esserlo veramente? Risposta: nessuna. Questo accade per due ragioni: primo, non possiamo innalzare il nostro punto di vista a sufficienza per poter constatare se siamo liberi quanto effettivamente crediamo di essere. Secondo: l'unico riscontro che possiamo ottenere da una condizione di effettiva libertà d'arbitrio è la coscienza di averla. In soldoni: l'unico vero effetto che essere liberi produce, l'unica cosa da cui possiamo renderci conto di essere veramente liberi è il ritenere di esserlo. Non ci sono altri metodi di provare la libertà d'arbitrio. Detto questo me ne salto di palo in frasca a un'altra libertà che suole affascinare: la libertà apparente di una persona. Stavolta la domanda da cui sono partito è più semplice: che cos'è che è alla base del fascino di certe persone (fascino che, attenzione, è indipendente dalla cosiddetta "bellezza" immediata)? La prima conclusione in cui sono caduto -pluf- è che questa risposta varii da individuo a individuo. Al che dopo l'ammaraggio ho rischiato di annegare nell'agnosticismo del particolare, finchè non mi sono deciso ad analizzare il mio caso. Nell'ordine ho progressivamente raffinato l'idea che avevo in mente attraverso questi passaggi: fascino-originalità-definizione-maturità-autonomia-presenza. Presenza??? Si, presenza. Ho realizzato che non c'è niente di più affascinante, per me, di chi non è distratto da niente ed è pienamente conscio di quello che sta succedendo. E' un concetto praticamente impossibile da esprimere a parole. Ed è facile cadere in luoghi comuni che raderebbero al suolo quel poco che sono riuscito a esprimere finora. Potrei definire la "presenza" come la piena capacità di calarsi nell'hic et nunc. Salute! Forse mi avvicino di più se dico sagacia oppure prontezza di spirito. O forse, mi viene il dubbio ora, questa è una caratteristica che mi sembra di vedere in persone che mi affascinano magari per una o più delle altre caratteristiche di prima. Quindi una conseguenza e non una causa. E come volevasi dimostrare, malgrado l'annaspare, sono annegato davvero.
06/04/2004
Che cosa devo fare? Devo riprendere a narcotizzarmi con le immagini di messia usa e getta, o devo continuare così a sbattere la testa contro la mia testa davanti a uno specchio che mi faccia sembrare meno solo? Devo continuare a guardarmi? E' stata davvero la soluzione giusta il ripiegarmi su me stesso? Queste sono le uniche domande che mi sono posto oggi, e ho deciso di metterle giù di getto,senza rielabolarle e riempirle con ampollosità di linguaggio.
04/04/2004
Sehnsucht. Un termine elegantemente oscillante tra due campi apparentemente opposti: il male che si soffre nel desiderare oppure la ricerca di un desiderio. Di fatto entrambi i significati sono riconducibili a una condizione di insoddisfazione generalizzata che chi ha letto qua di sotto riconoscerà facilmente. Gaudio e giubilo ho qualcos'altro da dire di pertinente ad essa. Oggi, mentre mi facevo pacificamente la doccia (in particolare mentre tentavo di districarmi e pettinarmi quella serie di cose che mi partono dalla testa e mi arrivano ormai a metà schiena, che in quanto a nodi niente hanno da invidiare a un compendio di scoutismo), il mio pensiero, vuoi per l'acqua tiepida, vuoi per il docciaschiuma nuovo, è volato verso l'infinito. Poi è tornato giù e si è accorto che i capelli, che un attimo prima erano annodati, ora di colpo erano completamente pettinati. Nel mentre era passata una decina di minuti. Posso dire di avere vissuto quei dieci minuti? E' la domanda che mi ha perseguitato per tutto il tempo del risciacquo e dell'asciugatura dei suddetti. In quei dieci minuti io ho pensato a cose che non avevano la minima attinenza con il qui ed ora della mia doccia. E cosa mi è rimasto di quei minuti? La prima volta che li vivevo erano già in ricordo, perchè nel momento in cui sono passati li ho registrati con poca e niente coscienza. Un po come uscire di casa e programmare il videoregistratore: la prima volta che vedo la registrazione essa appartiene già al passato, è in differita. E in differita sono stati quei minuti. Da lì a capire che allo stesso modo vivo anche altri momenti (magari più "importanti" secondo l'opinione comune) della mia vita il passo è stato breve. Che questa sia una delle cause della ormai celeberrima sovraccitata noia? Spesso ho avuto la sensazione di vivere in una specie di enorme "momento" che prima o poi si sarebbe annullato per lasciare spazio a qualcos'altro. E' difficile da esprimere. Sentivo (sento?) di poter dire "sono certo, perchè lo sento (come diceva Cartesio in modo "chiaro e distinto"), che in futuro arriverà un qualcosa X che mi farà sembrare che tutta la mia vita fino a quel momento sia stata solo un'istante, e da allora comincerà qualcosa di diverso". E' da un po' che questa sensazione non ritorna, ma non escludo assolutamente che prima o poi si ripeta. Quello di cui invece dubito è il verificarsi di tale profezia. Ho sentito di poche persone che hanno avuto Epifanie simili, e in ogni caso non sono esempi in cui sperare.