26/12/2004
Avete mai avuto un calo di pressione? Io si, varie volte. L'ultima delle quali un'oretta fa per la precisione. Si da il caso che fossi fuori con alcune persone che conoscevo bene e alcune che conoscevo poco,cercando di ghigliottinare finalmente questo giorno detto natale. Verso mezzanotte e qualcosa usciamo dal pub e ci avviamo verso le macchine, annegati nella noia e nell'anonimato più totali. Tra l'altro sia la confidenza che la compatibilità tra i presenti avevano già cominciato a far sentire i propri limiti da un pezzo.
Cammina cammina, mentre gli altri mi stanno davanti silenziosi, mi guardo intorno. Noto un'insegna curiosa proprio sopra di me, che lampeggia lentamente. Sopra c'è scritto qualcosa di strano che non riesco a vedere bene causa l'angolazione. Comincio a decifrare la prima sillaba della parola quando di colpo mi sento scaraventato verso il basso e batto con gambe e mani su di un grosso e basso vaso rettangolare, il cui bordo picchia proprio sotto le mie ginocchia. Al che sento il dolore rapido e intenso mentre mi alzo furtivamente e quanto più rapidamente posso, sperando che i miei compassati compagni non abbiano notato nulla. E così era stato. Senonchè subito, ben conoscendomi, mi è venuto in mente che di lì a breve, come le altre volte, mi sarebbe venuta "quella cosa" che tutt'ora non so come venga chiamata tecnicamente. Per un po' non è arrivato. Ma poi ho cominciato a udire in modo leggermente ovattato. Di colpo il piede che pensavo sarebbe sceso sul piano mi ha dato la sensazione di trovarsi in salita, l'altro più indietro invece sembrava essere ancora normale. Ho perso l'equilibrio, e ho allungato una mano ad aggrapparmi a un muretto su cui si sentivano dei sassolini rotondi. Poi la gente che pensavo fosse lontana era tutta davanti a me. Al che ho provato in tutti i modi a spiegare che era normale che mi succedesse, che prima ero caduto, che mi sarebbe passato di lì a poco. Non sapevo se avevo gli occhi aperti, e vedevo le immagini annebbiate, o se li avevo chiusi, e stavo immaginando confusamente la scena. Poi la cosa più strana è stata la sensazione netta di non essere in quel posto. Avevo una percezione del mio corpo così labile che ero quasi certo di essere in uno di quei sogni in cui si rimane in minima parte consci e capaci di deliberare. Attendevo il momento in cui mi sarei svegliato. Istantaneamente ho avuto il ricordo, come se fosse successo in un tempo lontano, di essere in mezzo alla strada con gli altri. Poi una connessione logica mi ha fornito la certezza che non poteva essere così. Poi di nuovo mi sono spostato sulla sensazione di assenza di percezione sensoriale che mi ha fatto sentire non sveglio. Poi ho ricominciato a sentire, ma una cosa alla volta. O i sassolini acuminati del muro stretto sotto la mano, o le voci che si accavallavano, o il freddo sul viso, o le facce attonite che mi puntavano. Ciascuna di queste percezioni spazzava via la precedente, e mi sentivo esattamente come quando si sogna. Quando sognamo o immaginiamo quindi non riusciamo ad avere più di una percezione contemporaneamente. Il tutto è durato un tempo indefinito, reso più lungo dall'essere rimasto in piedi a forza. Di tanto in tanto sentivo che anche la singola percezione che avevo si affievoliva e rischiava di sparire. Al che sarei svenuto penso. Poi, lentamente, ho aperto gli occhi. Ho rivisto tutto, ho percepito di nuovo la gravità, riuscivo a controllare il respiro. Ho subito parlato per cercare ulteriormente di tranquillizzare la gente. Mano a mano che il torpore svaniva sentivo un senso di piacere fisico indescrivibile, ogni atomo di coscienza che ritornava era accompagnato da un'oceano di voluttà allo stato puro. Era come se l'anima mi rientrasse nel corpo. Non trovo difficile capire cosa ha ispirato tutte le varie teorie passate (e presenti) sui legami vita-anima. Chiunque abbia provato una sensazione simile, in secoli diversi da questo, non può non avere avuto l'impulso di pensare all'anima come soffio vitale. Specialmente se questa cosa gli fosse successa, come a me, stasera, il giorno di natale. Figuriamoci, si sarebbe convertito al volo e sarebbe uno dei santi più celebri al giorno d'oggi! E ora sono qua a casa con le mie sbucciature che bruciano a scrivervi delle estasi mistiche di noi che viviamo nel 2004 (ancora per pochi giorni, en-passant). Potrei fondare una setta religiosa per noi anemici, in cui i rituali misterici prevedano di reiterare la mia esperienza per percepire la propria anima. Certo che i vasi potrebbero anche farli di gomma però!
postato da: Neith alle ore 02:12 | Permalink | commenti (1)
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